Ecco come mettere il turbo a Windows 11: più fluido e reattivo con poco sforzo

Microsoft ha iniziato a distribuire quella che probabilmente sarà una delle novità più apprezzate di Windows 11, anche se a livello inconscio, nei mesi a venire: un miglioramento prestazionale noto come Low Latency Profile che promette di rendere più reattiva e veloce un po’ tutta l’interfaccia del sistema operativo. Tecnicamente fa parte dell’ultimo aggiornamento cumulativo (Patch Tuesday) rilasciato come sempre il secondo martedì del mese, quindi tre giorni fa, ma nella pratica non tutti lo vedranno subito. La buona notizia è che abbiamo le informazioni per forzare la sua comparsa.

Il Low Latency Profile consiste essenzialmente in una gestione più aggressiva (o forse è corretto dire “microgestione”) delle frequenze operative della CPU. Quando l’utente apre elementi dell’interfaccia come il menu Start, il Centro Notifiche o avvia un’applicazione, Windows aumenta temporaneamente la frequenza fino ai livelli massimi disponibili. Una volta completata l’operazione, il processore torna rapidamente a velocità inferiori per contenere consumi e temperature. È una pratica ormai piuttosto comune tra i sistemi operativi desktop: Windows era rimasto praticamente l’unico a non adottarla.

Nonostante sia un cambiamento piuttosto importante, il Low Latency Profile non viene nemmeno citato espressamente nel changelog del nuovo aggiornamento cumulativo – Microsoft si limita a parlare di miglioramenti prestazionali generici. Non è nemmeno tanto facile verificare se è abilitato o no: in teoria dovrebbe funzionare in modo completamente automatico e “trasparente” per l’utente. I picchi di incremento delle frequenze dovrebbero essere talmente corti da non avere ripercussioni sulle ventole del computer. Per capire se è attivo, l’unica è aprire il buon vecchio Task Manager (o software di monitoraggio analoghi) e vedere cosa succede quando si lancia un’app, si apre il menu Start o si lancia una ricerca.

Lo precisiamo perché installare l’ultimo Patch Tuesday (codice KB5094126) non è sufficiente: il Low Latency Profile è parte dell’aggiornamento ma la sua attivazione avviene in modo graduale, come da prassi per Microsoft onde evitare il proliferare di bug critici su tutto l’ecosistema. Tuttavia, per chi proprio non può aspettare, è possibile forzare l’attivazione ricorrendo al tool di terze parti ViVeTool: basta scaricarlo da GitHub, scompattarlo, aprire un prompt dei comandi, dirigersi in quella cartella e digitare:

  • vivetool /enable /id:58989092

Dopodiché è necessario riavviare il computer. Se per qualsiasi ragione la feature vi causa problemi (o se anche solo sospettate che lo faccia), è possibile disattivarla sostituendo /disable a /enable.

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